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Scritto da Andrea Nania   

Il primo contatto con i dipinti di Giuseppe Milone risale a due anni orsono. Erano opere di paesaggio, di nature morte e di fiori, nelle quali l'adesione dell'autore alla "forma" dei soggetti mi si rivelò di primo acchitto puntigliosamente appassionata. E mi parve, davvero, una scoperta interessante.
Oggi che le avanguardie artistiche ci forzano continuamente a indagare dentro ricerche espressive di consueto irrazionali, il modo di Milone di interpretare e di raffigurare il vero, lo considero di significato ragguardevole, sia per la sincerità che evidentemente lo supporta, sia per iltipo di messaggio (di serenità soprattutto) che esso, in definitiva, permette di estrinsecare agevolmente.
Al primo incontro mi convinsi che Milone, artista piuttosto solitario e appartato, possedeva, effettivamente, il dono della persuasione. Le sue visioni della natura si presentavano come, ovviamente, anche adesso si presentano, amabilissime: soffuse un poco di tensioni emotive e un poco anche caratterizzate di intimismo romantico.
Il colore è psicologico: ricercato nei toni luminosi, e con accostamenti equilibrati, a determinare, specialmente, atmosfere tranquille; assonanze; e una poetica luminosiità diffusa. E il disegno e attento, variamente vibrato, calibrato alle marcate peculiarità del soggetto...
Si tratta, in effetti, di creatività lodevolmente priva di forzature e di effetti intellettualistici, capace di indicare (contro le alienazioni del materialismo consumistico) le "energie" della natura incontaminata e la bellezza dei valori spirituali, da cui trarre l'ispirazione alla tranquillità fiduciosa, alla serena quotidianità che il sentimento delle cose immancabilmente procura.
Nella pittura del realismo di Giuseppe Milone, in primo luogo, dunque, si evidenzia il bisogno di umanizzare l'esistenza, oggi essenzialmente frastornata e avvilita. E i risultati sono completi, in un ristretto mondo pittorico di personali intuizioni dell'artista ma anche di oggettivi riscontri.

 
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Scritto da Carla Zucchi   

La pittura di Giuseppe Milone è certamente mediterranea, la sua genialità deve rientrare nel gioco delle regole del vero artista ed il confronto con la nobiltà dell'essere: tutto contiene una fede incontrollabile verso una maniera di dipingere del tutto solare e particolare. la natura che emerge nelle sue opere esprime ed emana, attraverso i colori ed i toni naturali, la pace interiore dell'esistenza dell'Anima di un vero artista con la sensibilità ed il rispetto dell'individuo.

 
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Scritto da Francesco Lo Conti   

Colpisce la pittura del Milone per i molteplici aspetti riconducibili ad una equazione che coincide con gli ideali di tutti: "Essere eternamente giovani ed eternamente classici".
Certo, fino ad oggi, l'Artista non ha inseguito correnti pittoriche avanguardistiche, si è limitato da grande osservatore quale egli è, ad esternare la propria congeniale Weltanshaung attraverso l'impaginazione cromatica rinvenibile in numerose creazioni. Non ultimo il grande capolavoro "Argentina", che per noi segna la definitiva proiezione del Milone quale Artista maturo, non consumato o proteso a concepire ripetizioni o imitazioni di lavori che hanno trovato il favore del pubblico.
La produzione attuale ha un grande pregio. L'Artista unitamente al bisogno di esprimersi attrverso i colori, si pone come Vettore di un messaggio Naturalista reale.
Si interessa a cio che vede. La materia che tratta è essenziale, schietta, semplice, ma ogni volta rigorosamente diversa sia nel fraseggio cromatico che nel reale. Si accorge, anche, della Città del longano e la "porta" per il mondo, da Messina a Milano alla lontana America del Sud. L'insieme trattato con perizia e competenza risulta armonico mai pesante.
L'esistenza di una "licenza tecnica-artistica" non disturba, conosce il disegno e lo utilizza senza ausilio di particolari mezzi, ripartisce lo spazio delle tele e fuga le lontananze, mai gli squilibri dei diversi piani disturbano l'interlocutore. Anche a motivo di ciò il Milone esterna la propria completezza, già da tempo pronto a dirigere bottega, a coltivare nuovi talenti.
Ora, in ogni caso il Nostro emerge con forza, ora che - senza alcun dubbio - è consegnato alla storia della pittura.

 
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Scritto da Giuseppe Panzera   

La filologia pittorica di Giuseppe Milone sfida la realtà rimanendo permeata da un verismo coubertiano e da un periodare intriso da essenze che attendono alla Magna Grecia. La pittura del nostro - espressione compiutamente mediterranea - crea una atipica dimensione di bellezza e ci ripropone un "ritorno all'ordine" non imposto, ma consapevole scelta per vivere una vita degna di essere tale. I suoi paesaggi, le sue nature silenti vanno lette come una riscoperta di valori positivi, in armonia con cadenze e ritmi che rifuggono dal disordine ipervitalizzato che, troppo spesso, finisce col distruggere realtà ambientali travolgendo culture antiche, ma vitali e autentiche. Ad una attenta lettura delle opere del Milone non si può non rivelare il suo continuo dialogare con la natura: un dialogo autentico, intenso e pregnante, al termine del quale ci è dato cogliere un processo osmotico connotato da un ritrovato senso di vitalità e di libertà ora espresso nell'incanto del mare sul cui sfondo ci è dato scorgere le Isole Eolie, ora con un simbolico melograno, ora con un uliveto quale senso ascenzionale verso l'Eccelso.
Come un processo osmotico in Milone vi affiora il bisogno di riappropriarsi degli ideali, delle scansioni naturali del vivere dei piccoli centri della dimensione poetica che la vita manifesta in quella sorta di grande famiglia che è la comunità dei paesi del sud.
La materia pittorica del Nostro ingenera una tensione evocativa. L'affiorare di un sentire stratificato si evidenzia nell'entipologia signica intensa, marcata, sicura, elegante.
Il tratto pittorico trasuda frammenti di un vissuto grecizzante, la cui stesura coloristica finisce con l'evidenziare un'essenza mediterranea. La Sicilia di Milone può sembrare la "metafora del mondo" nella consapevolezza che l'uomo, nel suo divenire, è figlio del dolore ed è alla ricerca di un'oasi di pace, di un attimo di autentica poesia che l'artista percepisce come mutamento collettivo, come metamorfosi degli spazi dell'esistenza reale... L'artista che è in Milone evidenzia la tenacia dell'istancabile, la fortezza d'animo che si nutre di autentica fede, fedele a se stesso vivifica la sua esistenza con il contatto diretto della campagna, nel cogliere l'afror, del suo natio mare di Barcellona. Da una lettura delle ultime opere dell'autore non si può non rivelare la visione d'un io sempre più incline alla positività che il Nostro trae dalla sua ispirazione. Ma che cos'è che ingenera l'arte di questo pittore se non gli elementi concreti, i soggetti conosciuti, le essenze della sua Terra, gli odori, gli olezzi, l'immanenza degli ulivi, quasi fossero eredi e testimoni della vita di più generazioni che, si susseguono in un interminabile processo autorigenerantesi di un umano lavoro e comprovato amore per la natura. Negli ultimi lavori Milone svela sempre più profondamente il suo processo di liberazione dal dolore e dalla sofferenza, dall'angoscia. Dall'implosione interiore passa da una riappropriazione della vita, sempre sostenuto da una profonda fede e, dall'incommensurabile amore della sua amatissima compagna della vita e della sua famiglia tutta. Il Nostro è indissolubilmente legato al suo ambiente ed è vate e interprete autentico della terrestrità dello stesso. I quadri di Giuseppe trasudano l'amore di esistere e la sua verità si può leggere: "come armonia della natura". La sicilianità di Milone affiora da un'anima antica e la materia per le sue creazioni è verità cosmica: La sua cultura gli impedisce categoricamente un realismo di maniera, come Guttuso e come Migneco il suo cromatismo vive il fulgido splendore dei colori mediterranei ma, a differenza dei due compianti Maestri, nelle tele di Milone ci è dato fruire anche degli sfumati e delle mezze tinte. Nella sua arte si evidenzia un disinteresse per il raccontare ma, al contempo un ansimare per l'intus che è rivelazione dell'opera. I dipinti di Giuseppe evidenziano un poetico che pur permeato di realtà è intriso di sogno, di sentimento, di un passato onnipresente. La sua opera conosce la lezione di Migneco di Guttuso e di Fausto Pirandello di Ginabecchina del più grande dei siciliani...
Il dialogo con la Sicilia di Giuseppe è sereno, si svolge secondo i ritmi dell'estate di cui ne godiamo visivamente e olfattivamente la presenza. Gli oli manifestano la maestosità dei cieli aperti, il delicato chiarore dei paesaggi, l'intenso colore dlle piante, il vivo colore dei fiori, un universo pittorico in cui il cromos e il grafos, vivificati dal sole ci immettono in una dimensione edenica. Milone va letto anche in chiave simbolista: l'ulivo in lui rappresenta la vita che va ben al di là della dimensione terrena, l'io sensibile di Milone nell'ulivo coglie un processo di gemmazione della vita che trascende l'umano e ascende al divino, terrestrità e spiritualità si fondono in un tuttuno inscindibile, in una soffusa atmosfera di pace odorosa di tanto verde, di una pace atemporale. L'uomo che nell'autore va verso la natura e le vibrazioni del suo sentimento alitano in mezzo ad essa. Queste assimilano l'essenza cromatica della natura stessa e la trasfondono sulla tela vivificata da un amore che attende ad una reinterpretazione dell'esistenziale permeato al contempo della realtà del sogno; un universo pittorico dal quale si evince che il Nostro ha fatto sua la lezione cromatica della pittura. Il critico davanti alle opere di questo autentico pittore non può che esprimere parole dal volto interiore, sensazioni qualificate; imperativamente deve parlare di forte motivazione della psiche, di interpretazione di certe realtà, immagini vivificate dal sentimento che più che cose diventano concetti che nutrono l'animo umano.
Ma deve anche parlare di verità di sogno, di idee e creatività atti a ingenerare una dimensione pittorica, un logos, che non è descrizione, un humus in cui allignano i suoni inediti delle tavolozza, in cui le vene dense di umore scorrono in un tessuto ritmico che si alimenta di nitore e di patinature raffinate.
L'Io creativo di Milone non demorde anche quando si fanno dure certe affermazioni a cui sono sottese pretese degrinazioni; ma trattasi di affermazioni di parte.
Come tutti ben sappiamo perchè un giudizio sia valido deve essere espresso in perfetta buona fede da soggetto che riesce a stare in una serena condizione di terzietà. Qui trattasi, probabilmente, del giudizio di qualche sedicente pittore o forse di qualche pseudo gallerista; ma l'esistenza dei detrattori non tange il Milone, il quale non si cura neanche dei suoi primi imitatori. Milone è artista polivalente, infatti, ormai da tempo, esprime la propria vena creativa non solo sulla tela ma si è cimentato anche nella decorazione di manufatti di grande pregio, il Nostro ormai da tempo decora porcelane di Limonge, Bavaria ingenerando una dimensione nuove e tipicamente miloniana.

 


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